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LE VITAMINE

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LE VITAMINE
Data l’importanza dei contenuti vitaminici naturali o aggiunti ai prodotti alimentari, è giusto conoscere il  destino  di queste sostenze dopo i processi di cottura e di preparazione industriale. Le differenti vitamine presentano diversi gradi di resistenza ai vari tipi di trattamento cui possono essere sottoposte. Alcune per esempio si degradano puù o meno per effetto della luce, altre sono più sensibili al calore, sensibilità che varia anche in relazione ad altri fattori, quali pH, grado di idratazione, ecc.
Il calore resta comunque il parametro più significativo ai fini della ritenzione vitaminica degli alimenti, sia nei processi casalinghi che industriali.. Da notare che alcune vitamine sufficientemente stabili al calore possono essere perse nei processi di cottura se si elimina l’acqua di trattamento (es la concentrazione di   vit. PP notoriamente resistente al calore e presente nella pasta vitaminizzata, si riduceva del 50% se veniva eliminata l’acqua dicottura; la vit. B12 invece viene meno persa perchè si dissolve meno nell’acqua. La vit. B1 invece presenta cali più significativi perchè viene degradata anche termicamente oltre che per dissoluzione; la vit B6 ha mostrato cali pronunciati nella pasta ma era recuperabile nell’acqua di cottura.

Esistono delle linee guida che indicano i livelli di assunzione di nutrienti essenziali considerati adeguati a coprire i fabbisogni nutritivi conosciute di tutte le  persone sane di una popolazione o di  gruppi di popolazione.
I vantaggi che possono derivare dalla formulazione di linee guida nutrizionale sono soprattutto indirizzare in maniera chiara e persuasiva il comune consumatore verso comportamenti alimentari che lo vedano soggetto attivo di scelte capaci di assicurargli una alimentazione sicura , completa e appetibile, a costi minori e cono minori sprechi, mirando alla protezione della salute.
Nel caso specifico della popolazione italiana bisogna ricordare che negli ultimi 35 anni la popolazione italiana passando da uno stile di vita prevalentemente rurale ad uno stato prevalentemente urbano industrializzato ha modificato radicalmente anche i propri consumi alimentari sia sul piano quantitativo che su quello qualitativo finendo con l’abbandonare in gran parte un certo modello tradizionale oggi riconosciuto il più valido.
In questo periodo particolare evidenza ha assunto l’aumento signoficativo di alcuni consumi (carne, grassi animali, zuccheri raffinati), con conseguente modificazione della struttura della razione alimentare, l’eccesso di apporto energetico e proteico rispetto alle necessità medie. Se da un lato è innegabile il miglioramento nutrizionale dall’altro, oltre ad un aumento staturale, espressione del più completo sfruttamento del potenziale genetico di crescita , appare aumentato in misura eccessiva negli scolari anche il peso corporeo ; le stesse ricerche dell’Istituto Nazionale della Nutrizione hanno dimostrato che c’è una percentuale di obesi del 17% fra i 2 e i 6 anni, e del 25 % tra i 6 e i 10 anni. Fra gli anziani chevivono nella propria abitazione la percentuale è pari al 12% fra gli uomini e al 42% fra le donne (15% e 35% negli anziani che vivono in istituti).
Considerando i legami più che dimostrati tra consumo esagerato sia complessivo che relativo di certi nutrienti (grassi saturi, sale, zuccheri raffinati), sovrappeso, obesità e malattie degenerative, è evidente che anche nel nostro paese si impone l’opportunità di contenere la tendenza all’eccessivo consumo di alcuni alimenti e di adottare più prudenti ed equilibrate abitudini alimentari; e ciò a partire già dall’infanzia e per tutta la vita.
Da ricordare che dal dopoguerra le malattie cardiovascolari costituiscono  la principale causa di  malattia e di  morte precoce.
Ci sono però studi epidemiologici che dimostrano come le abitudini alimentari dei gruppi di popolazione colpita anche dal punto di vista delle malattie oncologiche.
Ulteriore argomento di discussione quindi deve riguardare il ruolo dei mutageni e dei cancerogeni naturali presenti nei cibi, accanto ai fattori anti cancerogeni naturali che ne contrastano gli effetti.

L’Istituto nazionale della Nutrizione ha definito nel corso degli anni le caratteristiche delle linee guida per una sana alimentazione, e di grande interesse diventa mettere in evidenza il rapporto fra peso corporeo e salute.
Malgrado esistano ancora aree di discutibile interpretazione e di incerto significato, gran parte degli studi epidemiologici indirizzati ad esaminare la relazione tra peso, salute e longività hanno ormai generato un’ampia evidenza, dalle solide basi scientifiche, sul  ruolo  di un pronunciato sovrappeso come fattore di rischio significativo per malattie cardiovascolari e per ridotta aspettativa di vita, specialmente quando presente in popolazioni di età relativamente giovane.
la risposta degli esperti dell’Istituto Nazionale della  Nutrizione si articola, dapprima ricordando le ragioni per cui è opportuno il mantenimento del peso ideale, e poi presentando le basi su cui si fonda la definizione del pesodesiderabile ed il calcolo del rischio associato ad aumento del peso. Viene anche segnalata la necessità sia di prevenire aumenti indesiderabili che di trattarli quando questi eccedono i limiti accettabili.
Per quel che riguarda i metodi di prevenzione e di trattamento, essi devono soprattutto fondersi su un approccio dietetico coadiuvato dal mantenimento di livelli  ragionevoli di attività fisica. La dieta per prevenire l’obesità ricalca le direttive alimentari nazionali suggerendo una bassa quota di lipidi e di carboidrati semplici, un elevato contenuto di fibra alimentare, ed il ricorso, per una corretta copertura dei fabbisogni energetici, ad una prevalente scelta di cibi a bassa densità energetica.

LIPIDI
Recentemente l’interese per le relazioni fra grassi alimentari e tumori è accresciuto, anche se i dati disponibili sono ancora incerti, incompleti e contraddittori. Una serie di risultati indicano una relazione diretta fra consumo di grassi totali e di grassi saturi e comparsa di alcune forme di cancro. Nel caso dei tumori della mammella, ovaio, pancreas e prostata  sembrano implicati meccanismi legati alla regolarizzazione primitiva o secondaria dei livelli ormonali ematici e tissutali. Nel caso del cancro del colon si ipotizza, oltre all’azione dei radicali liberi, anche una eccessiva produzione di acidi biliari e steroli. Sono questi, oltre a quelli legati alla caratteristica dei grassi di essere una fonte molto concentrata di energia (9 kcal a grammo), i motivi per i quali si pone sempre più attenzione alla assunzione alimentare di grassi. Nonostante queste precauzioni però in molti paesi industrializzati, Italia compresa, la quantita di grassi  totali, di grassi saturi e di colesterolo introdotti con la dieta supera notevolmente i livelli raccomandati.

CARBOIDRATI
A differenza di altri elementi essenziali, come certi aminoacidi, certi acidi grassi e certe vitamine, ‘essenzialità dei carboidrati alimentari è relativa, in quanto l’organismo è in grado, tramite un processo chiamato gluconeogenesi, di sintetizzare fino a 130 g circa di glucosio in condizioni di digiuno.Tale processo però comporta per lo più la trasformazione di alcuneproteine corporeee ed una acidosi pronunciata, e come non bastasse, 130 g sono una quantità insufficiente a soddisfare le richieste dei tessuti glucosio-dipendenti, poichè già in condizioni basali sono necessari giornalmente almeno 180 g di glucosio per soddisfare le rischieste energetiche del cervello (140 g) e dei globuli  rossi (40 g), pertanto la quantità minima obbligatoria giornaliera di carboidrati alimentari è valutata sui  70 - 100 g. In una diete equilibrata però è bene che che circa il 60-65% delle kcal totali provenga dai carboidrati e che la massima parte di questa quota (50% del totale) sia fornita da amidi, e carboidrati complessi.
In passato il consumo dei carboidrati e zuccheri è stato messo in relazione con malattie quali diabete mellito, obesità e cardiopatie. In realtà, per quanto riguarda le coronaropatie, l’effetto ipertrigliceridemizzante del consumo di elevate quantità di carboidrati non sembra essere influenzato dal tipo di carboidrati ingeriti. In generale comunque il diabete, obesità e cardiopatie risultano epidemiologicamente legati, secondo le vedute moderne, più alla qualità e al livello calorico complessivo dell’alimentazione abituale che non al consumo di carboidrati.

FIBRE
Negli anni del boom economico l’uso di alimenti non raffinati ricchi di fibre alimentari è stato semprepiù trascurato, dando spazio al consumo della carne, zuccheri, grassi animali, con eccessiva introduzione di energia rispetto  alle necesità medie. Oggi si ritiene che un punto cardine per il riequilibrio dei consumi sia quello di reintrodurre nella alimentazione quotidiana una buona quantità di fibre vegetali. Sono infatti numerosi gli studi epidemiologici che hanno messo in evidenza come la diffusione di molte   “malattie del benessere”   nelle società occidentali sia inversamente correlata con il consumo di fibre vegetali. Le fibre sono in grado di intervenire favorevolmente sia sul metabolismo glucidico che su quello lipidico. Numerosi studi hanno dimostrato effetti terapeutici, a volte sorprendenti, sul compenso glico/metabolico dei pazienti diabetici insulino/dipendenti. La dieta ricca di fibre, inoltre, modifica il metabolismo lipidico; cioò viene ottenuto sia tramite il meccanismo diretto, interferendo con l’assorbimento dei lipidi,  sia indirettamente, alterando l’assorbimento del glucosio, e di conseguenza, le risposte dell’insulina e del glucacone a livello pancreatico. Va inoltre considerato  anche le fibre determinano un aumento del senso di sazietà. Il meccanismo con cui le fibre agiscono sul senso di sazientà è molteplice: da un lato la maggior durata della masticazione con aumentata salivazione e maggior nmero  numero di segnali di sazietà che arrivano al cervello;  dall’altro alcuni tipi di fibre idrosolubili rallentano lo svuotamento gastrico, con conseguente permanenza del senso di sazietà
Molto interessanti sono anche i rapporti fra dieta ad alto contenuto di fibre e prevenzione di alcuni tumori. alcuni studi dimostrano infatti che l’aumento della quantità di fibre nella dieta riduce la frequenza dei tumori delcolon chimicamente indotto nel  ratto. Una dieta ricca in fibre può acnhe ridurre l’indicenza di mortalità per coronaropatie.

VITAMINE E SALI MINERALI
L’acqua costituisce circa il 60%  del peso dell’adulto, con variazioni in base all’età e al sesso. I sali minerali rappresentano il 4% di tutto il peso corporeo. L’acqua proviene sia dalle bevande (da 1000 a 2500 ml) che dagli alimenti (da 1000 a 1500 ml); solo lo zucchero e gli olii sono privi di acqua. Altri 400 ml di acqua si formano al’interno dell’organismo nei processi di ossidazione. Nel complesso una quantità ragguardevole, variabile dal 2400 a 4400 ml al giorno, indispensabile per mantenere in equilibrio il bilancio idrico e per permettere la rnotmale termoregolazione  del corpo e lo svolgimento di tutte quelle reazioni chimiche cellulari che sono alla base della vita..
I
sali minerali sono elementi fondamentali per un buon funzionamento dell’organismo. Devono essere assunti con regolarità, poiché l’organismo li elimina e li rinnova in continuazione. essi agiscono spesso anche in minima quantità, funzionando da catalizzatori e svolgendo ben definiti ruoli plastici e/o catalitici. Stati carenziali si possono manifestare con diverse patologie di varia gravità. Alcuni sali svolgono poi un ruolo  determinante anche nella compartimentazione intra ed extracellulare dell’acqua (sodio e cloro soprattutto).  I consumi di cloruro di sodio in Italia sono stati stimati fra i 10 e i 14 grammi pro/die. Il raffronto fra tali cifre e l’aumento della mortalità per ipertensione e accidenti  cerebro-vascolari suggerisce l’opportunità di perseguire  una riduzione di almeno il 20% delle quantità di sale consumato, da fare naturalmente in collaborazione di tutta l’industria alimentare.
Anche le vitamine,  pur necessarie in piccole quantità, sono indispensabili all’organismo (agendo da catalizzatori permettono il verificarsi di alcuni processi biologici  fondamentali) e vanno considerati essenziali nel senso che (con la parziale eccezione della vit. D) non possono essere sintetizzate nel nostro organismo, o lo sono in quantità inferiori ai bisogni, che variano a secondo l’eta,, tipo di dieta, attività svolta, assorbimento, utilizzazione, ascrezione, stato di salute. Una dieta varia e ricca di prodotti freschi non espone di norma a carenze viaminiche apprezzabili.. Fra le possibili  cause di ipovitaminosi vanno tenute presenti quelle legate alla preparazione, al confezionamento e allaconservazione degli alimenti.

COME CI SI ALIMENTA
Si è visto come i principi nutritivi abbiano l’importante funzione di fornire substrati e precursori biochimici per l’organismo umano. In queso modo si provvede al turn-over cellulare, allo sviluppo dei tessuti durante l’accrescimento, alla produzione di energia basale e lavorativa e via dicendo.. Esiste quindi un fabisogno che non è solo energetico, ma  anche  “qualitativo” ,  coinvolgentecioè i singoli principi nutritivi.
Le popolazioni dei paesi industrializzati economicamente più progredite hanno assunto un comportamento alimentare inadeguato che possiamo sintetizzare dicendo che si mangia tanto e male, e il consimo di carni, zuccheri e grassi degli ultimi 25 anni lo testimoniano. L’Istituto Nazionale della Nutrizione ha messo in evidenza in italia una percentuale assai  elevata  di soggetti in sovrappeso e obesi: 17% tra i 2 e i 6 anni,  25% fra i 6 ei 10 anni,  12% negli anziani maschi, 42% nelle anziane femmine. Dati che fanno riflettere, soprattutto  alla luce di un importante verità ormai assodata: la speranza di vita media di  un obeso è in generale più corta rispetto a quella di un soggetto a peso normale. Uno studio fatto sulle statistiche delle società americane ha sottolineato la correlazione tra percentuale di mortalità e sovrappeso. Altri studi hanno mostrato come questa tendenza presentasse difformità  legate alla coesistenza (o assenza) di altri fattori di rischio (ipercolesterolemia, ipertensione, diabete, ecc) e alla particolare disposizione delle masse in eccesso (popolazione androide e ginecoide).
Ma al di là del problema “sovrappeso”, un’alimentazione qualitativamente scorretta porta anche l’induzione di altre conseguenze nocive per la salute. E’ il caso dell’
ipercolesterolemia associata o meno alla ipertrigliceridemia, delle correlazioni tra alimentazione ricca di grassi animali e l’aumentata incidenza di certe forme neoplastiche soprattutto a livello del colon; degli stati ipertensivi ; e via discorrendo. E’ quindi evidente la necessità di tracciare delle “linee guida” per un’alimentazione fondamentale corretta, più vicina possibile alle reali esigenze fisiologiche dell’organismo umano.

ALIMENTAZIONE E  “FATTORI DI RISCHIO “
L’organismo dell’uomo di oggi, come diceva D. Burkitt)  non è poi tanto diverso da quello dei suoi antenati; è ciò di cui si nutre che è profondamente cambiato.
Indubbiamente lo sviluppo economico, i mutamenti sociali, il passaggio da stili di vita rurali a un ambiente urbano industrializzato hanno contribuito a favorire l’orientamento alimentare verso quelle categorie di cibi considerati rari e pregiati, determinando profondi cambiamenti rispetto alle tradizionali abitudini alimentari di un tempo. Si è visto che questo fatto ha facilitato l’accentuazione di tutta una serie di apparentemente piccole patologie che a lungo termine possono tradursi in vere e proprie malattie con riduzione delle aspettative di vita (concetto dei fattori di rischio). Si è anche visto che il cambiamento di abitudini scorrette e riducendo i cosiddetti fattori di rischio si otteneva una riduzione della frequenza di certe patologie. Da quì  la nascita del concetto : dieta non come sinonimo di privazione alimentare, bensì come mezzo di recupero del proprio stato di salute  ( Dieta dal greco significa  modo di vivere).
Negli ultimi anni si sono avuti enormi progressi nel campo dellascienza dell’alimentazione, e progressi si sono compiuti  anche nella conscenza delle vitamine e degli oligoalimenti che, anche se necessarie in piccole quantità, sono indispensabili per il mantenimento di uno stato di salute ottimale.

ACQUA.
Acqua e vita procedono sempre di pari passo. Il nostro pianeta è occupato d’acqua per il 70% circa. Il nostro organismo ne è costituito  per il 60% circa (1/3 nel sangue e altri liquidi ,  e 2/3 all’interno delle cellule).
QUANTO BERE?
In genere si dovrebbe assumere 1 ml di acqua per caloria; comunque esiste un fabbisogno minimo quotidiano, pari a 2.5 litri, dei quali  il 40% viene assunta con gli alimenti, ma la restante deve essere assunta direttamente dai liquidi.


SINDROMI CARENZIALI

VIT. A
forma attiva: 11 cis retinolo - ac. retinoico
funzione: meccanismo della visione, mantenimento dell’integrità e degli epiteli, antiossidante e stimolante il sistema immunitario
contenuta in olio di fegato di merluzzo, latte, uova, formaggi, carote, spinaci, cavoli

SINTOMI GENERALI:
anoressia, diminuzione della crescita, caduta di peso, aumento della mortalità
peli secchi e rari
cecità crepuscolare
scomparsa dell’epitelio ciliato
aumento della sensibilità alle infezioni respiratorie
ridotta fecondazione
aumentata tendenza a formazione di calcoli renali

VIT. D
ERGOCALCIFEROLO (VIT. D2)
COLECALCIFEROLO (VIT. D3)

funzione: assorbimento di calcio e fosforo, metabolismo di ossa e denti
contenuta in  olio di fegato di pesce, latte, uova, pesci, vegetali freschi

se carenze:

astenia. riduzione della crescita, diminuzione dell’appetito
tetania, convulsioni
rachitismo, osteomalacia, deformazioni del torace, fragilità ossea, disturbi della dentizione, ipotonia dei mm e legamenti, spasmi tetnici degli arti


VIT. E
tocoferolo alfa
funzione antiossidante, stabilizzante i globuli rossi, trofismo della cute, muscoli e altri tessuti.
olio (soia, arachidi, olive), ortaggi verdi. fegato di vitello, uova, banana
se carenze:
anemia emolitica, cecità, neuropatie periferiche, sindrome tipo distrofie muscolari, dermatite desquamativa, aumento della creatinina
azo-oligospermia, aborto abituale, sterilità, turbe funzionali della menopausa

RADICALI LIBERI
Per radicale libero si intende qualsiasi atomo o molecola che possegga un elettrone spaiato. Questo succede quando in una reazione biochimica un doppio legame si scinde e vengono a formarsi degli ioni  (scissione eterolitice e/o scissione omolitica).
Il fatto di possedere elettroni spaiati nell’orbitale esterno rende le molecole instabili e fortemente reattive con tendenza a stabilizzarsi a spese di n’altra molecola alla quale sottraggono un elettrone così che questa diventa a sua volta un RL. In tale maniera si innesca una reazione a catena che provoca un danneggiamento delle strutture cellulari con alterazione delle loro funzioni fino alla possibilità dicomprometterne l’esistenza.
I RL  si formano nel nostro organismo nel corso dei processi infiammatori, durante la sintesi delle prostaglandine, ma soprattutto durante la produzione di energia, e pertanto, continuamente ed ubiquitariamente. La respirazione cellulare infatti , basata sul trasferimento di elettroni sull’ossigeno, produce inevitabilmente RL. Particolare importanz viene data perciò al RL dell’ossigeno in quano è proprio durante la sua utilizzazione che si formano prodotti intermedi altamente reattivi,come l’anione superossdo, il perossido di idrogeno e il radicale idrossile. Ciò fa comprendere come l’ossigeno, pur essendo indispensabile per l’attività cellulare, sia nello stesso tempo anche tossico  e come tutti gli esseri viventi abbiano dovuto sviluppare nella loro evoluzione meccanismi di difesa, denomitati appunto antiossidanti. Esistono comunque numerose cause che conducono alla formazione di RL  e possono essere suddivise in ambientali e comportamentali.
I meccanismi mediante i quali i RL possono provocare il danno biologico sono molteplici, ma essenzaialmente la loro azione si svolge a carico di alcune macromolecole, quali i glicosaminoglicani, le proteine, gli acidi grassi polinsaturi e gli acidi nucleici (DNA ed  RNA).  Si comprende perciò comepossano verificarsi danni a carico dei fosfolipidi delle membrane biologiche, delle lipproteine che trasportano il colesterolo, e di proteine specializzate (con alterazioni delle loro capacità funzionali diverse e quindi turbe enzimatiche e metaboliche), così come a livello del codice genetico possono verificarsi errori di trascrizione nella replicazione cellulare con formazione di cellule più deboli (invecchiamento), o al contrario, più potenti (neoplasie). Tra i danni provocati dai RL un ruolo di primo piano viene giocato dalla perossidazione lipidica. Gli acidi grassi  polinsaturi  presentano infatti una particlare labilità nel cedere atomi di idrogeno allilico trasformandosi a loro volta in RL; i RL degli acidi grassi  polinsaturi possono quindi reagire con l’ossigeno molecolare per formare RL perossidati che successivamente, con reazione a catena, possono propagare il processo ad altri acidi grassi polinsaturi per dar luogo a nuovi RL, ad idroperossidi e ad altri prodotti di degradazione come la malonildialdeide. La reazione terminerà per la formazione di un polimero o per intervento di  un antiossidante.
La nostra vita aerobia, basata sul trasferimento di elettroni dai substrati al’ossigeno produce inevitabilmente RL e pertanto  quanto più polinsaturi saranno presenti nelle membrane cellulari tanto più avremo la possibiltà di formare idroperossidi che sono un prodotto terminale della perossidazione, ma nello stesso tempo sono un prodotto iniziale di perossidazione perchè dalla loro degradazione si possono formare nuovi radicali liberi. La reazione acatena descritta conduce, a livello della membrana, alla disorganizzazione della struttura e della funzionalità con alterazion della permeabilità.

I danni che derivano dalla perossidazione lipidica mediata dai RL sono molteplici. Tra questi  ricordiamo: accelerazione dei processi di invecchiamento; aterosclerosi,  per non parlare  di neoplasie, artropatie infiamatorie, epatopatie croniche, enfisema polmonare, cataratta, psoriasi, complicanze del diabete, ecc. Da ricordare la sindrome ischemica-riperfusione a seguito della quale dopo un temporaneo arresto del circolo il sangue riprende a refluire portando ossigeno ai tessuti con fenomeno della crescita espolsiva dei RL dell’ossigeno che spiega la morte improvvisa dei soggetti colpiti da infarto miocardico nel momento dell’apparente miglioramento legato alla ripresa del cirolo coronarico, ma anche il daneggiamento muscolare e la sindrome da fatica che compare in alcune forme di attività sportiva.

CARENZE
Secondo uno studio dell’Istituto di Scienza dell’Alimentazione dell’Università di Bologna (Prof. Turchetto) già dagli anni 1970 si osservava carenze soprattutto vitaminiche oltre che in olgoelementi tanto che  in tale studio  si invitava a ... determinate e logiche integrazioni degli alimenti di largo consumo ...
In tale studio (1977) si metteva in evidenta che  il 78% delle persone studiate assumeva un eccesso calorico globale superiore al teorico raccomandabile dle 35%. Il 41% degli individui studiati assumeva soprattutto lipidi poveri acidi grassi essenziali ed alcool in qualtità particolarmente rilevanti.

Lo stesso studio diceva che ... per quanto riguardava le vitamine,  su 80 persone seguite evidenziava insufficiente assunzione di:
Vit. A  in 73/80
Vit. E  in  74/80
Tiamina  in 46/80
Riboflavina  in 69/80
Piridossina  in 41/80
Niacina  in 40/80
Vit. C in 65/80
e concludeva dicendo che ... il problema delle carenze andava affrontato globalmente e nel quadro dei problemi di medicina sociale e preventiva.

CIBI IMPOVERITI
Con i vari sistemi tecnologici di conservazione, si verifica una considerevole perdita vitaminica, legata a diverse tecniche di conservazione, il contenuto vitaminico finale è ridotto a quantità addirittura trascurabili, pari cioè al 6%. Nel caso dei cereali, il processo di raffinazione, comporta una perdita notevole di contenuti non solo vitaminici, ma anche in sali minerali (es. il pane bianco rispetto al pane integrale ha basso contenuto di vit. B1, B2, PP, ma anche di Ferro). Naturalmente  si ha anche un impoverimento di fibra, cioè della componente indigeribile della dieta, con susseguente ritardo del segnale di sazietà rispetto ad un concentrato energetico elevato in un basso volume. a tutto ciò è da aggiungere che, molto spesso, per la vita frenetica e stressante che caratterizza la società meccanizzata, si è portati a mangiare con voracità e in fretta, ma il segnale di sazietà da ripienezza gastrica interviene circa 20 minuti  dopo che si è verificata una consistente assunzione di cibi, cioè in ritardo e dopo un’introduzione esagerata di principi nutritivi energetici. Infine la mancanza fi fibra grezza, quindi la ridotta volumetria, comporta un tempo di svuotamento gastrico accelerato: ne consegue che si è portati ad introdurre più rapidamente ed in tempi più brevi, altro cibo. In definitiva, l’apporto di calorie è notevolmente aumentato e superiore ai fabbisogni, perchè gli alimenti sono dei concentrati energetici e tutto questo può essere alla base o contribuire alla più frequente insorgenza delle cosiddette malattie del benessere: obesità, diabete, dislipidemie, ecc..

Che ci troviamo di fronte ad uno stato di malnutrizione per eccesso  risulta confermato,  per l’intero paese, dall’andamento nei consumi negli ultimi trent’anni. Tutto ciò non è rimasto senza conseguenze, difatti, si calcola che 22 milioni di italiani vorrebbero dimagrire, ma solo 8 milioni cercano di fare qualcosa, il 14% segue una dieta e soltanto il 5% pratica attività sportiva.




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